“La storia della prima atleta di colore a vincere Wimbledon il 6 luglio 1957”

6 luglio 1957. Una data che cambiò la storia del tennis. E non solo.
Quel giorno una donna entrò nel campo centrale di Wimbledon. E non era come le altre che avevano giocato lì prima.
Si chiamava Althea Gibson. Aveva 29 anni. Ed era la prima atleta di colore ad arrivare fino in fondo in quel torneo.
Chi era Althea
Althea Neale Gibson nacque il 25 agosto 1927 a Silver, Carolina del Sud. Figlia di braccianti. Cresciuta ad Harlem, New York.
Un’infanzia difficile. Povertà. Strada. Scuola abbandonata a 13 anni.
Ma aveva qualcosa. Un talento naturale per lo sport. Basket. Paddle tennis. E poi il tennis vero.
A 12 anni vinse il campionato cittadino di paddle tennis. A 14 anni qualcuno le comprò la prima racchetta. Da quel momento non si fermò più.
Le barriere

Il mondo del tennis negli anni ’40 e ’50 era un mondo bianco. Esclusivo. Chiuso.
Althea era brava. Anzi bravissima. Ma non poteva partecipare ai tornei importanti. Perché non era bianca.
Nel 1950 riuscì finalmente a partecipare agli US Open. Prima atleta di colore nella storia del torneo.
Nel 1951 fu la prima ad entrare a Wimbledon. In 80 anni di storia del torneo. Prima di lei nessuna persona di colore.
Ma vincere era un’altra cosa.
Il 6 luglio 1957
Quel giorno c’erano 35 gradi. Un caldo torrido. Il campo centrale di Wimbledon sembrava un inferno.
Althea entrò in campo. Davanti a lei Darlene Hard. In tribuna la Regina Elisabetta II. Era la prima volta che la Regina assisteva a una finale di Wimbledon.
La partita durò solo 50 minuti. 6-3, 6-2. Senza esitazione. Senza paura. Senza rivali.
Quando la Regina le consegnò il trofeo Althea gridò: “At last! At last!” Finalmente! Finalmente!
Aveva aspettato tutta una vita per quel momento.

Il ritorno a casa
New York le organizzò una parata. Con i coriandoli su Broadway. Come si fa con gli eroi.
Perché Althea era un’eroina. Non solo del tennis. Ma di tutte le persone che come lei erano state escluse. Ignorate. Messe da parte.
Disse dopo il trionfo: “Per arrivare a stringere la mano alla Regina d’Inghilterra la strada è stata lunga per chi era stata costretta a sedersi nella zona separata sull’autobus.”
Parole che pesano. Parole che fanno capire quanto fosse costata quella vittoria.
Il lascito
Nel 1957 fu anche la prima donna di colore in copertina di Sports Illustrated.
Nel 1958 vinse Wimbledon di nuovo. E gli US Open. Due volte campionessa del mondo.
Nel 1971 fu inserita nella International Tennis Hall of Fame.
Aprì la strada a tutte le tenniste che sarebbero venute dopo di lei. Venus Williams. Serena Williams. Tutte loro devono qualcosa ad Althea.
L’autobiografia
Nel 1958, un anno dopo la vittoria a Wimbledon, Althea scrisse la sua autobiografia. La intitolò: “I Always Wanted to Be Somebody.” “Ho sempre voluto essere qualcuno.”
Un titolo che racconta tutto. Una bambina di Harlem. Che voleva contare qualcosa. Che voleva lasciare un segno. E ci riuscì.
La golfista
Ma Althea non si fermò al tennis.
Negli anni ’60 si cimentò nel golf. Diventò la prima donna di colore a partecipare al tour professionistico LPGA.
Un’altra barriera abbattuta. Un altro primato. In un altro sport.
Perché Althea non sapeva stare ferma. Non sapeva accontentarsi. Non sapeva arrendersi.

Althea Gibson Way
Il 25 agosto 2022 nel giorno che sarebbe stato il suo novantacinquesimo compleanno la strada dove era cresciuta ad Harlem la 143esima strada fu ribattezzata “Althea Gibson Way.”
Quella stessa strada dove da bambina giocava a paddle tennis. Dove tutto era iniziato. Ora porta il suo nome. Per sempre.
La morte
Si spense il 28 settembre 2003. Aveva 76 anni.
Ma il suo “At last!” risuona ancora oggi.
Per me è semplicemente Straordinaria. 🎾
