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Zelda Sayre Fitzgerald: la donna dietro il mito

“Non voglio vivere. Voglio prima amare, e incidentalmente vivere.”

Tutti la conoscono come la moglie di Francis Scott Fitzgerald. Ma lei era molto di più.

Chi era Zelda

Nata il 24 luglio 1900 a Montgomery, Alabama. Ultima di sei fratelli. Figlia di Anthony Dickinson Sayre, giudice della Corte Suprema dell’Alabama. Un uomo austero. Ma fiero di lei.

Il suo nome viene da due fiabe. Zelda: A tale of the Massachusetts Colony. Zelda’s Fortune. Un nome da protagonista. Lei lo fu davvero.

Fin da piccola era diversa. Energica. Vivace. Indomabile. Amava la danza. Il nuoto. Le feste. Si diceva che nuotasse nuda nel lago. Era la ragazza più popolare di Montgomery. Tutti la corteggiavano. Lei sceglieva.

Come conobbe Scott

Era il 1918. Zelda aveva 17 anni. Scott era un giovane ufficiale dell’esercito americano. Stazionava a Montgomery per l’addestramento.

Si incontrarono a un ballo del Country Club. Scott la vide entrare nella sala. Non riuscì a smettere di guardarla.

Lei era la ragazza più popolare della città. Lui era solo un giovane soldato con un romanzo nel cassetto.

La corteggiò per due anni. Lei lo rifiutò più volte. Voleva qualcuno che ce la facesse davvero.

Quando Il di qua dal paradiso venne pubblicato nel 1920 e diventò un successo immediato, Zelda disse sì.

Si sposarono il 3 aprile 1920. Lei aveva 19 anni. Lui era già lo scrittore più famoso d’America.

Ma Zelda non era la moglie silenziosa che il mondo si aspettava.

La prima flapper d’America

La chiamavano così. La prima flapper d’America.

Capelli corti. Gonne corte. Sigaretta in mano. Ballava. Rideva. Viveva ad alta voce. Fumava e beveva in pubblico. Guidava l’automobile da sola. In un’epoca in cui le donne dovevano stare in silenzio.

Il suo stile influenzò la moda degli anni Venti. Il suo modo di vivere scandalizzò l’America. Lei non si scusò mai.

La figlia

Nel 1921 Zelda rimase incinta. Il 26 ottobre 1921 nacque Frances Scott Fitzgerald. Scottie, per tutti.

L’unica figlia. Zelda non fu una madre tradizionale. Troppo presa dalla sua vita. Dal suo dolore. Dalla sua arte. Ma Scottie la amò sempre. Anche quando non capiva.

Scriveva. Dipingeva. Ballava.

Scriveva. Ma i suoi racconti venivano pubblicati col nome di lui. Scott li firmava senza esitare. Venivano pagati di più così. Le sue parole. Il suo nome altrui.

Gli editori iniziarono a rifiutare i suoi racconti. Dicevano che erano un plagio del lavoro del marito. I suoi racconti. Plagio di lui.

Dipingeva con una forza viscerale. Quadri intensi. Febbricitanti. Personalissimi. Nessuno li espose abbastanza mentre era in vita. Scott la chiamava artista di terza classe. La spinse persino a bruciare molte delle sue opere. Lei ubbidì. E non se lo perdonò mai.

Ballava fino allo sfinimento. Cercava la sua libertà. Perché almeno il suo corpo era solo suo.

Aveva iniziato a studiare danza classica a 27 anni. Troppo tardi, dicevano tutti. Voleva diventare ballerina professionista. Un’offerta arrivò davvero dall’Opera di San Diego. Scott si oppose. Lei non si fermò lo stesso.

Parigi e la Generazione Perduta

Per tagliare le spese si trasferirono a Parigi. La mecca degli artisti degli anni Venti.

Frequentavano Hemingway, Picasso, Gertrude Stein. Zelda era nel cuore della Generazione Perduta. Brillante. Presente. Viva.

Ma fu proprio a Parigi che tutto iniziò a sgretolarsi. Zelda si sentiva sola. Trascurata. Scott era completamente assorbito dal Grande Gatsby. Lei ricominciò a danzare. A nuotare. A bere.

Ma Hemingway la odiava. La chiamava pazza nei suoi scritti. Diceva che distraeva Scott dalla scrittura. Scrisse di lei in modo crudele nelle sue memorie.

Forse aveva solo paura di lei. Paura di una donna che non stava al suo posto.

Il matrimonio

Non fu una favola. Fu una guerra.

Scott beveva. Zelda soffriva. Si tradivano. Si amavano. Si distruggevano.

Scott si ispirò a lei per tutti i suoi personaggi femminili. Prendeva le sue parole. I suoi diari. Le sue lettere. Le metteva nei suoi romanzi. Lei protestava. Lui continuava.

Alcuni biografi sostengono che interi passaggi delle opere di Fitzgerald derivino dai testi scritti da Zelda. Dai suoi diari. Dalle sue lettere. Le sue parole. La sua vita. Eppure sempre di lui.

La mostra

Nel 1934 organizzò una mostra di 32 suoi dipinti in una prestigiosa galleria di New York. Trentadue opere. Un trionfo.

Ma il New Yorker scrisse che erano solo i dipinti della moglie di Fitzgerald. Non le opere di un’artista. La moglie di. Sempre e solo la moglie di.

Zelda ne fu devastata.

La clinica e il romanzo

Nel 1930 ebbe il primo crollo nervoso. Iniziarono i ricoveri. Prima in Europa. Poi in America. Le diagnosticarono la schizofrenia.

Una diagnosi che oggi molti mettono in discussione. Forse era solo una donna troppo grande per il suo tempo.

Nel 1932, rinchiusa nella Phipps Psychiatric Clinic di Baltimora, scrisse il suo romanzo autobiografico in sei settimane. Sei settimane. Come se avesse paura di non farcela.

Lo intitolò Lasciami l’ultimo valzer.

Scott cercò di fermarlo. Disse che usava materiale suo. Materiale che lui stava usando per il suo romanzo Tenera è la notte. Le sue parole. La sua vita. Eppure sempre di lui.

Il libro venne pubblicato nel 1932 con tagli e modifiche imposte da Scott. Non ebbe il successo che meritava.

Lasciò anche un romanzo incompiuto. Si intitolava Caesar’s Things. Non riuscì mai a finirlo.

La fine

Scott morì il 21 dicembre 1940. Zelda rimase in clinica.

Il 10 marzo 1948 un incendio divampò nella Highland Hospital di Asheville, North Carolina. Zelda morì insieme ad altre nove donne. Aveva solo 47 anni.

Fu sepolta accanto a Scott nel Maryland. Anche nella morte, accanto a lui.

Quello che rimane

Dopo la sua morte le sue tele vennero esposte. I suoi scritti rivalutati. La sua storia finalmente raccontata.

Fu la biografa Nancy Milford a restituirle il nome. Con il libro Zelda: A Biography. Finalista al Premio Pulitzer. Per la prima volta qualcuno parlava di lei. Non della moglie di. Di lei.

Non la moglie di. Non la pazza di. Zelda Sayre Fitzgerald. Una donna straordinaria che il mondo non era ancora pronto ad accogliere.

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Pubblicato da Simona

Mi chiamo Simona, sono nata nel 1984. Ho creato questo blog per parlare di donne come me, come te, come quelle del passato e quelle del presente. Donne famose e donne comuni, tutte accomunate da una forza interiore che merita di essere raccontata e celebrata. Qui troverete racconti ispiratori di donne che, con le loro azioni e il loro spirito indomabile, hanno lasciato un segno indelebile nella storia o semplicemente nella vita di chi le ha incontrate. Donne che non hanno bisogno di filtri o pose, perché la loro bellezza sta nel coraggio, nella determinazione, nella capacità di resistere e reinventarsi. Lo faccio anche per far conoscere alle nuove generazioni di future donne esempi autentici da cui trarre ispirazione. Perché oggi, troppo spesso, i modelli femminili proposti sono influencer mezze nude o completamente, costruite per piacere e non per ispirare. Ma le ragazze di domani meritano di sapere che esistono donne vere, forti, imperfette e straordinarie. Se vuoi che aggiunga anche la tua storia qui, scrivimi pure. Posso pubblicarla anche in anonimato, se preferisci non mettere il tuo nome. Perché le nuove generazioni devono prendere esempio anche da te, donna semplice e straordinaria, proprio come me.